Qual è il monumento bellariese per eccellenza? Senza ombra di dubbio la famosissima Torre Saracena. Rispondendo a tale quesito ci è balenata l’idea di recarci in loco per vedere, dopo ventidue anni, cosa nasconde questa semplice ma al contempo magica architettura.
E’ una fresca serata (anche per forza, perché è aperta solo la sera) di luglio (le alternative sarebbero state poche, giugno, agosto o settembre) quando decidiamo di far visita.
All’entrata, tra le poche persone, ci accoglie una gentilissima ragazza responsabile/guida/portiere/manutentrice, insomma una tuttofare addetta alla nostra opera. Ci invita a salire lungo una piccola scala a chiocciola a senso unico alternato per raggiungere i piani superiori dove risiede una storica collezione di conchiglie. Fatti i primi gradini si scorgono i primi cimeli, che voi penserete siano le conch
iglie, ma invece sono le vecchie teche che le contengono. Superato l’effetto retrò ci catalizziamo sulle pregiate conchiglie leggendo poi i corrispondenti fogli illustrativi dove viene descritta ogni loro caratteristica, informazione e curiosità.
I piani superiori si ripetono nella tipologia, anche se chiaramente le conchiglie cambiano, fino ad arrivare poco dopo all’ultimo piano dove ci attende una fantastica sorpresa: laggiù nell’angolo, appoggiato miseramente su di un mobiletto, giace un grosso guscio di testuggine abbandonato a se stesso con più nulla da proteggere e nulla che lo protegga.
Al termine del nostro “vertical tour” andiamo dalla responsabile per porgerle qualche domanda in merito all’uso, al funzionamento ed alla manutenzione della struttura. Con molta disponibilità inizia a parlarci del suo ruolo: unica dipendente, laureanda in beni culturali ed ex servizio civile, auto-informatasi sui gusci di mare dei quali poi racconta ogni peculiarità alla gente che le fa visita, ricopre quel ruolo dall’anno passato nel corso del quale si è prodigata al conto persona per persona dei visitatori giungendo a contare cinquemila presenze in tutto il 2007, ed ottocento per il solo mese di giugno dell’anno in corso.
Durante il nostro colloquio possiamo ammirare una mostra temporanea di quadri presente al piano terreno, ma anche un’estesa chiazza nel soffitto che rende il luogo
ancora più vecchio di quello che già è. Sistemarla non sarebbe impossibile ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Infatti quello che abbiamo potuto notare è la scarsa manutenzione dell’oggettistica e la non curanza dei particolari, lo stato di conservazione stabilizzatosi a venti o trent’anni fa. Questo fatto può non essere sbagliato se valutato in un’ottica di una generale non curanza della cultura a livello comunale, ma se la si vorrebbe incentivare sicuramente qualcosa in più andrebbe fatto.
Ci siamo chiesti se questo generale disinteresse dipenda da noi stessi, e qui inserisco tutti i cittadini, oppure da un mancato stimolo da parte di chi invece qualcosa che potrebbe fare non fa. La risposta non è semplice ed unica, ma certamente un passo in avanti si può sempre fare. Un grosso passo che possa portare al binomio Bellaria Igea Marina - cultura, rimasto assente in tutti questi anni.
E’ una fresca serata (anche per forza, perché è aperta solo la sera) di luglio (le alternative sarebbero state poche, giugno, agosto o settembre) quando decidiamo di far visita.
All’entrata, tra le poche persone, ci accoglie una gentilissima ragazza responsabile/guida/portiere/manutentrice, insomma una tuttofare addetta alla nostra opera. Ci invita a salire lungo una piccola scala a chiocciola a senso unico alternato per raggiungere i piani superiori dove risiede una storica collezione di conchiglie. Fatti i primi gradini si scorgono i primi cimeli, che voi penserete siano le conch
iglie, ma invece sono le vecchie teche che le contengono. Superato l’effetto retrò ci catalizziamo sulle pregiate conchiglie leggendo poi i corrispondenti fogli illustrativi dove viene descritta ogni loro caratteristica, informazione e curiosità.
I piani superiori si ripetono nella tipologia, anche se chiaramente le conchiglie cambiano, fino ad arrivare poco dopo all’ultimo piano dove ci attende una fantastica sorpresa: laggiù nell’angolo, appoggiato miseramente su di un mobiletto, giace un grosso guscio di testuggine abbandonato a se stesso con più nulla da proteggere e nulla che lo protegga.
Al termine del nostro “vertical tour” andiamo dalla responsabile per porgerle qualche domanda in merito all’uso, al funzionamento ed alla manutenzione della struttura. Con molta disponibilità inizia a parlarci del suo ruolo: unica dipendente, laureanda in beni culturali ed ex servizio civile, auto-informatasi sui gusci di mare dei quali poi racconta ogni peculiarità alla gente che le fa visita, ricopre quel ruolo dall’anno passato nel corso del quale si è prodigata al conto persona per persona dei visitatori giungendo a contare cinquemila presenze in tutto il 2007, ed ottocento per il solo mese di giugno dell’anno in corso.
Durante il nostro colloquio possiamo ammirare una mostra temporanea di quadri presente al piano terreno, ma anche un’estesa chiazza nel soffitto che rende il luogo
ancora più vecchio di quello che già è. Sistemarla non sarebbe impossibile ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Infatti quello che abbiamo potuto notare è la scarsa manutenzione dell’oggettistica e la non curanza dei particolari, lo stato di conservazione stabilizzatosi a venti o trent’anni fa. Questo fatto può non essere sbagliato se valutato in un’ottica di una generale non curanza della cultura a livello comunale, ma se la si vorrebbe incentivare sicuramente qualcosa in più andrebbe fatto.
Ci siamo chiesti se questo generale disinteresse dipenda da noi stessi, e qui inserisco tutti i cittadini, oppure da un mancato stimolo da parte di chi invece qualcosa che potrebbe fare non fa. La risposta non è semplice ed unica, ma certamente un passo in avanti si può sempre fare. Un grosso passo che possa portare al binomio Bellaria Igea Marina - cultura, rimasto assente in tutti questi anni.
a cura di Marco della Croce ed Edoardo Erroi


Nessun commento:
Posta un commento