Quali sono gli elementi di formazione necessari ad un giovane neodiplomato per l’inserimento nel mercato del lavoro e nel contesto europeo?
Credo innanzitutto che sia compito mio e del ministero quello di portare alla serie A tutti i sistemi di istruzione, quello dei licei e degli istituti tecnici, ma anche della formazione professionale. I giovani devono avere la garanzia che il loro percorso di studi porti ad uno sbocco nel mercato nel lavoro. Allora il sistema della formazione professionale è uno dei modi per rispondere alle esigenze delle imprese di avere professionalità ad alto livello, ma anche per rispondere alla necessità di inserimento nel mondo del lavoro il prima possibile. Direi che bisogna lavorare in entrambe le direzioni. Cosa serve? Serve professionalità, la conoscenza delle lingue e poi anche stage, momenti di apprendimento in azienda, sul posto di lavoro. Tornando alla formazione professionale, in una terra come questa che è votata all’ospitalità, anche al meeting ho sentito esperienze interessanti: nel riminese c’è un liceo scientifico con indirizzo turistico, una cosa abbastanza singolare, che mi è sembrata però molto positiva.
La sensazione di noi studenti de ‘La Svolta’ è che la riforma del 3+2 abbia portato ad una preparazione più settoriale ma meno approfondita. Cosa ne pensa a riguardo e quali modifiche ed innovazioni sono in programma?
Effettivamente è i
dea consolidata che la laurea breve non abbia portato a grandi risultati. Non si parla però di un fallimento del 3+2, poiché oggi che è stato inserito in tutte le università diventa difficile tornare indietro. Credo però che si possano compiere alcuni sforzi per rendere appetibile la laurea breve, perché oggi purtroppo con la laurea breve l’inserimento nel mondo del lavoro non è semplicissimo, quindi occorre renderla più rispondente alle esigenze del mercato, perché diversamente tutti arrivano a completare la laurea quinquennale però a quel punto non ha più senso parlare del 3+2.
Noi abitiamo in un paese di oltre 18.000 abitanti e siamo senza una scuola superiore da sempre.
Credo che in un programma elettorale debba essere uno dei primi punti perché la scuola è un momento di sviluppo e di competitività per un territorio, ma è anche identificativo di un comune oltre a svolgere la funzione principale del formare i ragazzi. Se si vuole dare spazio ai giovani, motivarli e renderli partecipi di una realtà comunale, credo che una scuola sia identificativa.
Anche a Bellaria Igea Marina si sono verificati diversi casi di bullismo, fino a sfiorare casi di razzismo. Di fronte al rischio educativo e alle concrete difficoltà che si incontrano nelle scuole, qual è secondo lei la via necessaria da percorrere?
Dobbiamo rilanciare un progetto educativo, cioè non solo pensare ad una scuola che trasmetta competenza e poteri, ma anche che formi. Occorre una scuola che metta al centro la persona, lo studente e occorre avere il coraggio di esprimere un giudizio complessivo con il singolo ragazzo che tenga conto del risultato conseguito nelle singole materie ma anche del comportamento tenuto. Un modo per recuperare l’educazione nelle scuole è la valutazione della condotta, che peraltro rappresenta una risposta ai fenomeni di bullismo che vengono ogni giorno raccontati dai giornali. Io mi auguro di poter, già dal prossimo anno scolastico, introdurre questa importante novità.
Credo innanzitutto che sia compito mio e del ministero quello di portare alla serie A tutti i sistemi di istruzione, quello dei licei e degli istituti tecnici, ma anche della formazione professionale. I giovani devono avere la garanzia che il loro percorso di studi porti ad uno sbocco nel mercato nel lavoro. Allora il sistema della formazione professionale è uno dei modi per rispondere alle esigenze delle imprese di avere professionalità ad alto livello, ma anche per rispondere alla necessità di inserimento nel mondo del lavoro il prima possibile. Direi che bisogna lavorare in entrambe le direzioni. Cosa serve? Serve professionalità, la conoscenza delle lingue e poi anche stage, momenti di apprendimento in azienda, sul posto di lavoro. Tornando alla formazione professionale, in una terra come questa che è votata all’ospitalità, anche al meeting ho sentito esperienze interessanti: nel riminese c’è un liceo scientifico con indirizzo turistico, una cosa abbastanza singolare, che mi è sembrata però molto positiva.
La sensazione di noi studenti de ‘La Svolta’ è che la riforma del 3+2 abbia portato ad una preparazione più settoriale ma meno approfondita. Cosa ne pensa a riguardo e quali modifiche ed innovazioni sono in programma?
Effettivamente è i
dea consolidata che la laurea breve non abbia portato a grandi risultati. Non si parla però di un fallimento del 3+2, poiché oggi che è stato inserito in tutte le università diventa difficile tornare indietro. Credo però che si possano compiere alcuni sforzi per rendere appetibile la laurea breve, perché oggi purtroppo con la laurea breve l’inserimento nel mondo del lavoro non è semplicissimo, quindi occorre renderla più rispondente alle esigenze del mercato, perché diversamente tutti arrivano a completare la laurea quinquennale però a quel punto non ha più senso parlare del 3+2.
Noi abitiamo in un paese di oltre 18.000 abitanti e siamo senza una scuola superiore da sempre.
Credo che in un programma elettorale debba essere uno dei primi punti perché la scuola è un momento di sviluppo e di competitività per un territorio, ma è anche identificativo di un comune oltre a svolgere la funzione principale del formare i ragazzi. Se si vuole dare spazio ai giovani, motivarli e renderli partecipi di una realtà comunale, credo che una scuola sia identificativa.
Anche a Bellaria Igea Marina si sono verificati diversi casi di bullismo, fino a sfiorare casi di razzismo. Di fronte al rischio educativo e alle concrete difficoltà che si incontrano nelle scuole, qual è secondo lei la via necessaria da percorrere?
Dobbiamo rilanciare un progetto educativo, cioè non solo pensare ad una scuola che trasmetta competenza e poteri, ma anche che formi. Occorre una scuola che metta al centro la persona, lo studente e occorre avere il coraggio di esprimere un giudizio complessivo con il singolo ragazzo che tenga conto del risultato conseguito nelle singole materie ma anche del comportamento tenuto. Un modo per recuperare l’educazione nelle scuole è la valutazione della condotta, che peraltro rappresenta una risposta ai fenomeni di bullismo che vengono ogni giorno raccontati dai giornali. Io mi auguro di poter, già dal prossimo anno scolastico, introdurre questa importante novità.
Redazione "La Svolta"


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