DA DOVE NASCE LA TUA PASSIONE?
SILVIO CANINI (fotografo): Nasce 28 anni fa, intorno agli anni ‘80, come autodidatta appass
ionato dell’ immagine. E’ nato tutto per caso, comprando una macchina fotografica, per poi successivamente incominciare a fotografare concerti e viaggi, dove sono così riuscito a trasmettere la mia voglia di libertà. Appunto per questo la fotografia è la mia espressione di vita. Voglio essere libero.
STEFANO BOARI (pittore): Nasce innanzitutto dalla passione x il mare e per la barca, i marinai si riconoscevano in mare attraverso questi simboli, le famiglie che andavano ad aspettare i propri cari sul molo si accorgevano che arrivavano e perciò questa è stata la cosa che mi ha spinto a realizzare queste vele e ad andare avanti
FRANCESCA CESARI (artista): Credo che la passione, ovviamente parlo del mio caso, trovi il suo "dove" e il suo "quando" parallelamente alla mia crescita, da subito; fin da molto piccola ero capace di trascorrere intere giornate soltanto con fogli e colori, fa parte di quel pacchetto di talenti naturali di cui ogni essere umano è dotato, poi sta in noi scegliere di coltivarli, a partire dalle scelte scolastiche, di crederci a tal punto da trovare il coraggio per trasformarli in professione.
Chiaramente non è così facile, non è così scontato!
Siamo sempre responsabili e padroni delle nostre scelte; io, con un pò di umiltà, credo di dover riconoscere che la mia arte, se così si può chiamare, sia un pò unidirezionale.
COME SI INSERISCE LA TUA ESPERIENZA ARTISTICA NELL’AMBITO CULTURALE BELLARIESE?
S.C.: Ha creato movimento. La fotografia si può comprare, alla gente piace, ma non lo fa. In Italia manca questa abitudine. Sulla costa poi la gente è distratta dall’estate, si snobba la cultura. Mi basta pensare alla Carrà: non è possibile non esser riusciti ad associare al suo nome quello della nostra città. All’inaugurazione del mio spazio espositivo hanno partecipato solo due membri dell’amministrazione: il Sindaco e l’assessore Franciosi (anche se in passato per la pubblicazione di tre libri il comu
ne è sempre intervenuto, e di questo gli va dato atto). Gli altri assessori, probabilmente, non sanno neppure dove si trovi la mia galleria. Si tratta di un segno di indifferenza verso l’impegno dei bellariesi nel mondo dell’arte e della cultura. Il fatto poi che manchino gli spazi espositivi limita il diffondersi di tutto ciò. Una mostra poi devi farla in grande, non per riempire gli spazi, come è successo in passato al palazzo del turismo. Non c’è l’abitudine e la gente per farla.
Io personalmente vorrei creare movimento, soprattutto d’inverno, vorrei che si instaurasse una sensibilità artistica nella gente.
S.B.: Ho potuto constatare che questo lavoro è apprezzato, è apprezzato dai turisti, ha incuriosito, vogliono sapere di queste cose, e su questo ci terrei portarla avanti e proclamare Bellaria Igea Marina città delle vele anche con qualcosa di importante, per esempio con la realizzazione di una vela da guinness dei primati con dipinta sopra l'intera araldica delle vele bellariese.
F.C.: Inserirmi nell'ambito culturale bellariese per me è significato aprire uno spazio professionale prima di tutto, ma con un'esposizione fruibile da tutti, poi è il contesto che crea consensi, e visti i tempi poco floridi il bilancio finisce sempre per ridursi al miserabile ritorno economico, d’altronde i conti devono tornare, un'esposizione ha i suoi costi…
Non appartengo a nessun gruppo culturale, non vuol dire che non ce ne siano!
Probabilmente il fatto di non aver fatto un percorso accademico tradizionale e parallelamente l'avere un carattere un pò timido mi ha precluso diversi contatti; il confronto a volte è un po’ destabilizzante, anche quando si hanno 32 anni, lo devo riconoscere; tuttavia ritorno al concetto che ognuno deve fare delle scelte di cui rimane lucidamente padrone e responsabile, e soprattutto a cui può stare di fronte.
QUALE MESSAGGIO VUOI LANCIARE AI GIOVANI ATTRAVERSO LA TUA ARTE?
S.C.: Mi metto in discussione.
La magia della mia arte è che attraverso un’immagine riesci a trasmettere emozioni ed esprimere la tua libertà.
Poi le cose più belle le fanno solo i giovani, e così è anche in fotografia. Girando i
l mondo le cose più affascinanti erano sempre opera di ragazzi.
S.B.: Il messaggio che vorrei mandare ai giovani è di non lasciarsi andare e di lottare sempre in quanto vedo il giovane in questo momento demotivato, le cose da fare sono tante e le idee mancano.
F.C.: Non credo di avere un messaggio particolare da voler dare, piuttosto quello che ho sempre sentito è la necessità di poter parlare un linguaggio che mi riesce naturale come mangiare, respirare....quando ciò incuriosisce le persone e le avvicina al mio lavoro, beh, è gratificante, ma non sono tra quelle persone che vogliono attribuire un significato a tutto.
Chiaramente io so ciò che mi muove, ma sono convinta che l'arte appartenga a chi la fa ugualmente a chi la fruisce, e la sensibilità personale alle forme, ai colori, non debba necessariamente essere guidata; se di messaggio si può parlare, allora direi "libertà" di osservare, di provare emozioni, tutti dobbiamo sentirci legittimati a provare emozioni.
SILVIO CANINI (fotografo): Nasce 28 anni fa, intorno agli anni ‘80, come autodidatta appass
ionato dell’ immagine. E’ nato tutto per caso, comprando una macchina fotografica, per poi successivamente incominciare a fotografare concerti e viaggi, dove sono così riuscito a trasmettere la mia voglia di libertà. Appunto per questo la fotografia è la mia espressione di vita. Voglio essere libero.STEFANO BOARI (pittore): Nasce innanzitutto dalla passione x il mare e per la barca, i marinai si riconoscevano in mare attraverso questi simboli, le famiglie che andavano ad aspettare i propri cari sul molo si accorgevano che arrivavano e perciò questa è stata la cosa che mi ha spinto a realizzare queste vele e ad andare avanti
FRANCESCA CESARI (artista): Credo che la passione, ovviamente parlo del mio caso, trovi il suo "dove" e il suo "quando" parallelamente alla mia crescita, da subito; fin da molto piccola ero capace di trascorrere intere giornate soltanto con fogli e colori, fa parte di quel pacchetto di talenti naturali di cui ogni essere umano è dotato, poi sta in noi scegliere di coltivarli, a partire dalle scelte scolastiche, di crederci a tal punto da trovare il coraggio per trasformarli in professione.
Chiaramente non è così facile, non è così scontato!
Siamo sempre responsabili e padroni delle nostre scelte; io, con un pò di umiltà, credo di dover riconoscere che la mia arte, se così si può chiamare, sia un pò unidirezionale.
COME SI INSERISCE LA TUA ESPERIENZA ARTISTICA NELL’AMBITO CULTURALE BELLARIESE?
S.C.: Ha creato movimento. La fotografia si può comprare, alla gente piace, ma non lo fa. In Italia manca questa abitudine. Sulla costa poi la gente è distratta dall’estate, si snobba la cultura. Mi basta pensare alla Carrà: non è possibile non esser riusciti ad associare al suo nome quello della nostra città. All’inaugurazione del mio spazio espositivo hanno partecipato solo due membri dell’amministrazione: il Sindaco e l’assessore Franciosi (anche se in passato per la pubblicazione di tre libri il comu
ne è sempre intervenuto, e di questo gli va dato atto). Gli altri assessori, probabilmente, non sanno neppure dove si trovi la mia galleria. Si tratta di un segno di indifferenza verso l’impegno dei bellariesi nel mondo dell’arte e della cultura. Il fatto poi che manchino gli spazi espositivi limita il diffondersi di tutto ciò. Una mostra poi devi farla in grande, non per riempire gli spazi, come è successo in passato al palazzo del turismo. Non c’è l’abitudine e la gente per farla.
Io personalmente vorrei creare movimento, soprattutto d’inverno, vorrei che si instaurasse una sensibilità artistica nella gente.
S.B.: Ho potuto constatare che questo lavoro è apprezzato, è apprezzato dai turisti, ha incuriosito, vogliono sapere di queste cose, e su questo ci terrei portarla avanti e proclamare Bellaria Igea Marina città delle vele anche con qualcosa di importante, per esempio con la realizzazione di una vela da guinness dei primati con dipinta sopra l'intera araldica delle vele bellariese.
F.C.: Inserirmi nell'ambito culturale bellariese per me è significato aprire uno spazio professionale prima di tutto, ma con un'esposizione fruibile da tutti, poi è il contesto che crea consensi, e visti i tempi poco floridi il bilancio finisce sempre per ridursi al miserabile ritorno economico, d’altronde i conti devono tornare, un'esposizione ha i suoi costi…
Non appartengo a nessun gruppo culturale, non vuol dire che non ce ne siano!
Probabilmente il fatto di non aver fatto un percorso accademico tradizionale e parallelamente l'avere un carattere un pò timido mi ha precluso diversi contatti; il confronto a volte è un po’ destabilizzante, anche quando si hanno 32 anni, lo devo riconoscere; tuttavia ritorno al concetto che ognuno deve fare delle scelte di cui rimane lucidamente padrone e responsabile, e soprattutto a cui può stare di fronte.
QUALE MESSAGGIO VUOI LANCIARE AI GIOVANI ATTRAVERSO LA TUA ARTE?
S.C.: Mi metto in discussione.
La magia della mia arte è che attraverso un’immagine riesci a trasmettere emozioni ed esprimere la tua libertà.
Poi le cose più belle le fanno solo i giovani, e così è anche in fotografia. Girando i
l mondo le cose più affascinanti erano sempre opera di ragazzi.S.B.: Il messaggio che vorrei mandare ai giovani è di non lasciarsi andare e di lottare sempre in quanto vedo il giovane in questo momento demotivato, le cose da fare sono tante e le idee mancano.
F.C.: Non credo di avere un messaggio particolare da voler dare, piuttosto quello che ho sempre sentito è la necessità di poter parlare un linguaggio che mi riesce naturale come mangiare, respirare....quando ciò incuriosisce le persone e le avvicina al mio lavoro, beh, è gratificante, ma non sono tra quelle persone che vogliono attribuire un significato a tutto.
Chiaramente io so ciò che mi muove, ma sono convinta che l'arte appartenga a chi la fa ugualmente a chi la fruisce, e la sensibilità personale alle forme, ai colori, non debba necessariamente essere guidata; se di messaggio si può parlare, allora direi "libertà" di osservare, di provare emozioni, tutti dobbiamo sentirci legittimati a provare emozioni.
Redazione "La Svolta"


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