Si può ancora sognare? E una volta svegli, è possibile dare forma concre
ta a ciò che s’è visto? Per capirlo, abbiamo provato a destreggiarci sulla linea sottile che divide utopia e realtà, con il candore e l’ingenuità di chi magari conosce poco le dinamiche politiche, economiche e di interesse che preludono alla realizzazione dei progetti, ma vive la Città e ne percepisce il bisogno. L’imprecisione o la complicata fattibilità di ciò che proponiamo crediamo sia un prezzo equo da pagare alla consapevolezza che puntare il dito sui mali del Paese senza avanzare soluzioni sarebbe puro esercizio retorico.
Muoversi su quella linea significa anche affrontare il rischio di cadere nel clichè dello scontro generazionale e nella palude delle rivalità politiche; ma il “sogno possibile” appartiene a tutti e riguarda soprattutto i luoghi di aggregazione, la cultura, le infrastrutture urbane e il recupero delle tradizioni, ovvero i pilastri su cui poggia la ricostruzione della nostra identità locale, ormai trasfigurata nell’anonimato. Per questo invitiamo chiunque voglia arricchirlo a farci sentire la sua voce, per sgombrare il campo dall’utopia e lasciare spazio alla realtà. Buona lettura a tutti.
ta a ciò che s’è visto? Per capirlo, abbiamo provato a destreggiarci sulla linea sottile che divide utopia e realtà, con il candore e l’ingenuità di chi magari conosce poco le dinamiche politiche, economiche e di interesse che preludono alla realizzazione dei progetti, ma vive la Città e ne percepisce il bisogno. L’imprecisione o la complicata fattibilità di ciò che proponiamo crediamo sia un prezzo equo da pagare alla consapevolezza che puntare il dito sui mali del Paese senza avanzare soluzioni sarebbe puro esercizio retorico.
Muoversi su quella linea significa anche affrontare il rischio di cadere nel clichè dello scontro generazionale e nella palude delle rivalità politiche; ma il “sogno possibile” appartiene a tutti e riguarda soprattutto i luoghi di aggregazione, la cultura, le infrastrutture urbane e il recupero delle tradizioni, ovvero i pilastri su cui poggia la ricostruzione della nostra identità locale, ormai trasfigurata nell’anonimato. Per questo invitiamo chiunque voglia arricchirlo a farci sentire la sua voce, per sgombrare il campo dall’utopia e lasciare spazio alla realtà. Buona lettura a tutti.
a cura di Raffaele Rizzuti









