giovedì 8 maggio 2008

Editoriale: Sogno, realtà e utopia

Si può ancora sognare? E una volta svegli, è possibile dare forma concreta a ciò che s’è visto? Per capirlo, abbiamo provato a destreggiarci sulla linea sottile che divide utopia e realtà, con il candore e l’ingenuità di chi magari conosce poco le dinamiche politiche, economiche e di interesse che preludono alla realizzazione dei progetti, ma vive la Città e ne percepisce il bisogno. L’imprecisione o la complicata fattibilità di ciò che proponiamo crediamo sia un prezzo equo da pagare alla consapevolezza che puntare il dito sui mali del Paese senza avanzare soluzioni sarebbe puro esercizio retorico.
Muoversi su quella linea significa anche affrontare il rischio di cadere nel clichè dello scontro generazionale e nella palude delle rivalità politiche; ma il “sogno possibile” appartiene a tutti e riguarda soprattutto i luoghi di aggregazione, la cultura, le infrastrutture urbane e il recupero delle tradizioni, ovvero i pilastri su cui poggia la ricostruzione della nostra identità locale, ormai trasfigurata nell’anonimato. Per questo invitiamo chiunque voglia arricchirlo a farci sentire la sua voce, per sgombrare il campo dall’utopia e lasciare spazio alla realtà. Buona lettura a tutti.

a cura di Raffaele Rizzuti

Voglia di sognare

Noi giovani abbiamo il diritto e il dovere di sognare, di desiderare un futuro straordinario, dove ogni cosa che vogliamo diventi realtà. Ed è proprio questo che ci muove a far sentire la nostra voce, le nostre aspettative, a comunicare quello che a noi serve, quello del quale noi sentiamo la mancanza.
Viviamo a Bellaria Igea Marina, alla quale siamo legati da sempre, ma dalla quale iniziamo a pretendere di più, pretendere quel sogno che manca, oggi soffocato dai bisogni di amministrazioni, governi e di imprese, mossi solamente da fini economici, e non dal semplice piacere di godere della bellezza del proprio paese.
Oggi i desideri dei ‘grandi’ si riversano in una darsena, bella senz’altro, che però è come regalare una Ferrari ad un poveraccio, un oggetto di lusso mescolato ad un contesto ancora troppo triste per accoglierla, con quel viale di Igea Marina ancora troppo povero per ospitare quell’elegante clientela frequentatrice di un mondo dalle rinomate abitudini.
Forse sarebbe più giusto rivalutare il nostro magico porto, ancora ricco di emozioni, con una caratteristica passeggiata tra i pescherecci, tra le vongolare e tra quei marinai che fanno la breve storia del nostro comune. Ma questa è solo l’idea di un ragazzo. I grandi poi pensano, pensano e pensano, ma non fanno.
Sono anni che vedo quelle colonie, enormi ed imponenti edifici, la metà delle quali abbandonate per un motivo che non conosco. Stupendo sarebbe creare un polo universitario, un museo internazionale, uno stadio del mare, una attrazione di livello mondiale, e non le solite casette messe qua e la senza curarsi per un vero futuro.
Poi penso alla Cagnona, ormai abbandonata anche se ricca di potenzialità. Mi ricordo dell’Aquabell, della balera, di quei locali in riva al mare, dei quali non ne sento più parlare, se non per la loro inattività.
Ma riaccendere il loro fascino sarebbe già un primo passo verso un rinnovamento, di certo lungo, ma fondamentale per competere in un mondo che corre e che non aspetta chi resta fermo dinnanzi all’evoluzione, oggi ancor di più facendo tutti noi parte di questa Europa tanto ambita, della quale vogliamo esserne parte, ma della quale non siamo ancora la rappresentante.
Bisognerebbe osare per poter emergere come città simbolo di qualcosa che ancora non c’è, ma che molti altri comuni hanno trovato in un’opera d’architettura, in un centro culturale, in un impianto sportivo, in un mezzo di trasporto alternativo, o più semplicemente come città promotrice di un importante progetto di eco sostenibilità, aspetto di vitale importanza oggi giorno. Chissà che questi sogni non diventino un giorno realtà. Noi giovani sogniamo!

a cura di Marco della Croce

C'é posto anche per la cutura

La valenza socio-economica di una Nazione, di una regione, di una provincia o di una città, non può non passare attraverso l’affermazione, la conoscenza e l’approfondimento dei suoi peculiari caratteri culturali. Se infatti esistono delle differenze tra realtà urbane come Milano o Roma, come Bolzano o Caltanissetta, o come Montefiore e Foligno, oltre che dal punto di vista morfologico, le diversità sono di natura storica, sociologica ed economica, cose che entrano a far parte dell’identità culturale di una popolazione intera. Non resta però che constatare come la progressiva e, a tratti, irreversibile, perdita del patrimonio intellettuale ed educativo appartenuto ai nostri avi, e all’affermazione incontrollata, spesso anche con toni di arrogante superiorità, di nuove tipologie di pensiero, stia gradualmente conducendo verso la perdita della conoscenza della nostra storia, delle nostre tradizioni, della nostra intera cultura; tralasciando le declinazioni a livello nazionale ed europeo di questa sconfitta della nostra civiltà, mi soffermerò sull’analisi delle problematiche relative principalmente al comune di Bellaria-Igea Marina, approfondibili secondo due linee guida, una prima legata all’istruzione e all’educazione culturale dei suoi cittadini, una seconda inerente alla creazione di strutture volte alla conoscenza e alla valorizzazione della cultura della città.
Il primo punto rappresentava fino a poco tempo fa, solamente una speranza per la città, ora la speranza sta diventando realtà. Sembra infatti ormai all’orizzonte la creazione di un istituto scolastico di formazione superiore, così da rispondere alle richieste della cittadinanza, di avere sul proprio territorio la possibilità di affrontare degli studi nella propria città, evitando quella fuga di massa che, una volta terminata l’istruzione media inferiore, era obbligata per proseguire gli studi. Si tratta di una passo dovuto verso la valorizzazione della municipalità e delle sue esigenze economiche volte prettamente all’attività turistica. Considerazioni sono da fare anche in relazione alla biblioteca, luogo ormai più adatto alla consegna di premi per i suoi dipendenti, piuttosto che all’ampliamento della sua disponibilità di testi da proporre, prediligendo l’aumento delle paghe di alcuni dipendenti comunali, molto vicini al caro sindaco Scenna, piuttosto che l’acquisto di nuovi libri di cui ci sarebbe un bisogno mai domo per la crescita intellettuale e spirituale dei giovani.
Il secondo punto da considerare è quello della valorizzazione della propria storia e della propria cultura, sia per darne una conoscenza ai propri cittadini, sia nella prospettiva di implementare il valore turistico della città, potendo offrire un ventaglio maggiori di soluzioni di villeggiatura a tutti coloro che vogliano soggiornare a Bellaria-Igea Marina. Quelli che infatti oggi sono gli elementi di espressione culturale della città, quali la Casa Panzini e il Museo delle Conchiglie, sono di scarso interesse per i cittadini e sconosciuti ai turisti. Un caldo invito e quindi la promozione di queste due componenti e magari l’arricchimento del museo con l’introduzione di una sezione relativa magari all’evoluzione della tradizione della pesca nella città. Oltre a ciò è veramente una brutta immagine quella che si ha camminando lungo il litorale la dove si trovano le fatiscenti colonie del periodo fascista. Queste sono lasciate al più totale abbandono, senza una riqualificazione del loro valore architettonico, e della zona in cui si situano.
Analizzare ora le motivazioni è abbastanza semplice e sono di origine soprattutto politica, dovendo le amministrazioni di centro sinistra susseguitesi nei decenni dalla creazione delle colonie, evidenziare la caduta del regime fascista attraverso l’abbandono delle strutture che l’avevano in parte caratterizzato, ma commettendo un errore storico, culturale e di immagine di cui ancora per tanto tempo se ne pagheranno le conseguenze. Meglio una struttura che valorizzi lo scenario della città, o una che ne mina il valore estetico? La risposte è scontata, ma gli interessi politici sono maggiori di quelli per il bene comune, così, quelle colonie che avevano posto le basi dell’attuale turismo del paese, ora ne minano lo scenario per il grado di tutela a loro rivolto.
Solo alcuni problemi culturali che non possono più essere taciuti, ma di cui forse è meglio non parlare per mantenere l’immagine di Bellaria-Igea Marina come una “isola felice”.

a cura di Alessandro Pracucci

Cara ferrovia... dove ti metto?

Ormai da qualche tempo nella nostra realtà cittadina si avverte l’esigenza di arginare il problema ferrovia e infatti esiste già anche un comitato (“MANDIAMOLA A MONTE”) per spostare fuori dal centro il tratto ferroviario. Questa è solo una delle tante soluzioni che si potrebbero trovare per risolvere la situazione. Noi vogliamo provare a ridisegnare la nostra Bellaria, senza la presunzione di essere né ingegneri, né architetti. Vogliamo soltanto rendere il nostro sogno possibile, immaginare una città diversa per cambiare, per dare un volto nuovo ad una realtà decadente che vive ormai solo nel riflesso dei suoi anni d’oro. La ferrovia è un’opera necessaria per completare questo rinnovamento di cui ci siamo fatti promotori e per rinvigorire l’immagine di Bellaria. Per non allontanare troppo la stazione dagli alberghi (che si trovano in gran parte sul mare) non spostiamola proprio! Interriamola direttamente così si risolvono due problemi: la congestione del traffico, viabilità e la comodità, il malessere e l’inquinamento procurato dalle lunghe attese col motore acceso. Abbiamo diversi esempi di città che hanno ricorso a questo genere di soluzione con le varianti più originali. In questo modo riusciremo a unire le due parti del paese, solitamente suddiviso fra parte a mare e monte della ferrovia; finalmente riusciremmo a far sì che il viale abbracci il mare. Se invece si volesse lasciar perdere il sottosuolo si potrebbe costruire la ferrovia sopraelevata con un sistema di ponti che permettano di smistare lo stesso il traffico e di raggiungere il mare senza attesa interminabili.
L’interramento è la soluzione ottimale e certo non ci spaventa chi strumentalmente dice che avremmo problemi con le falde acquifere: nel 2008, in un paese che ha decine di cantine e cucine di hotel in prima linea sul mare interrate, non è neppure credibile sostenere certe posizioni.
Riconosciamo però l’impatto economico per un progetto del genere comporta, ma è uno sforzo che il paese compatto in tutte le sue componenti: politico, economico, sociali e civiche, può e deve quanto meno provare ad affrontare con il massimo impegno per proiettarsi con fiducia alle sfide turistiche, economiche e sociali che lo attendono.
Ovviamente la sopraelevazione della ferrovia, in continuità con quanto avviene dall’attraversamento del fiume Uso fino a via Adriatico è molto più economica e raggiungibile ma quando si parla si sopraelevare nell’immaginario collettivo si pensa subito ad un muro che squalifichi territorio.
Proprio qui si inserisce la sfida che noi giovani non abbiamo paura di affrontare: pensare e realizzare una sopraelevata che comporti invece elementi di qualità architettonica e valorizzazione del tessuto urbano. Pensiamo a elementi strutturali leggeri e tecnologici e arredi urbani, giardini attrezzati, parcheggi e percorsi pedonali/ciclabili collocati nello spazio lasciato libero dalla scomoda massicciata ferroviaria attuale. Inoltre dalla stazione ai confini con il comune di San Mauro non vi sono più di un paio di strutture alberghiere che si affacciano sull’asse ferroviario.
Noi giovani invitiamo chi ci amministra, le categorie economiche, le banche, i comitati civici, ecc. ad affrontare questo urgente tema con serietà e concretezza, privi da ogni pregiudizio o approccio demagogico, magari con un concorso di idee per avere poi elementi concreti per intraprendere la strada per una Bellaria Igea Marina nuova, migliore, come noi la sogniamo.

a cura di Genna e Filippo Giorgetti

Locali: buoni ma pochi

Per capire che Bellaria negli ultimi anni è diventata un dormitorio non ci vuole un pozzo di scienza, persino in estate quando il turismo fermenta in tutta la riviera, da noi alle 23 le piazze e i viali si svuotano, come se ci fosse una sorta di coprifuoco.
Il problema grave di Bellaria è che mancano i locali e i luoghi di aggregazione giovanile; a parte qualche valido locale come il Rio Grande o il Pjazza, le altre discoteche sono state tutte chiuse, i pub all’avanguardia sono troppo pochi, Cyber, Garag e Serafina non bastano. Altro il territorio bellariese non propone, quando invece pub, osterie, street bar e luoghi alternativi sarebbero fondamentali per rivitalizzare noi giovani. E pensare che le infrastrutture ci sarebbero già, come la vecchia colonia Roma: sarebbe bello ristrutturarla e fare una zona dedicata completamente allo svago, di giorno con ristoranti e negozi e di notte con pub, discoteca e night club (perché no?!) aperti fino alla mattina.
I giovani bellariesi ed igeani sentono la forte necessità di nuovi posti per il divertimento notturno; non è possibile che ogni fine settimana siamo costretti a spostarci verso Rimini, Riccione o Cesenatico. Bisogna provvedere a costruire nuovi locali adatti a tutte le esigenze di pubblico, da quello più house e ‘fighetto’ a quello più underground, solo così si riuscirebbe anche ad accaparrarsi nuova clientela oltre a quella locale.
Non parliamo poi delle colonie di Igea abbandonate a se stesse: lì, abbattendo i confini che le separano si potrebbe fare un polo culturale di tutto rispetto con scuola superiore, università e perchè no cinema 3D, museo ed acquapark.
Insomma, per farla breve, Bellaria ha bisogno di una iniezione di giovinezza e anche al più presto se non vuole cascare nel dimenticatoio e nel più totale anonimato.

a cura di Edoardo Erroi