lunedì 1 dicembre 2008

Tavola rotonda sul Decreto Gelmini: le foto

Ecco a voi le foto relative all'incontro svoltosi domenica sera dal titolo "La verità sul Decreto Gelmini - Tutto quello che avreste voluto sapere ma che nessuno vi ha mai detto". La serata ha riscosso un successo superiore ad ogni previsione e per questo ringraziamo tutti i partecipanti. Presto pubblicheremo qui anche il video della serata (il file è ancora in lavorazione).

Redazione La Svolta

venerdì 21 novembre 2008

Tavola rotonda sul decreto Gelmini

La redazione de "La Svolta" è lieta di invitarvi alla tavola rotonda dal titolo "LA VERITA' SUL DECRETO GELMINI - Tutto quello che avreste voluto sapere ma che nessuno vi ha mai detto" che si svolgerà il giorno 30 novembre presso il Palazzo del Turismo di Bellaria (Via Leonardo da Vinci, 3). All'incontro/dibattito saranno presenti l'On. Fabio Garagnani (membro della VII Commissione cultura, scienza ed istruzione), l'On. Sergio Pizzolante (Deputato FI-PdL), Alga Franciosi (Assessore scuola e cultura di Bellaria Igea Marina), Marco Lombardi (Consigliere Regionale FI-PdL), Mara Marani (Dirigente scolastico di Bellaria Igea Marina) e Giovanni Lorenzini (Presidente del "Comitato Genitori" di Bellaria Igea Marina).
Considerando l'attualità e l'importanza del tema questa potrà essere un'ottima occasione per conoscere in cosa consiste realmente il decreto presentato dal ministro dell'Educazione e discuterne tutti insieme. Consigliamo dunque di accorrere numerosi.
Un Caloroso Saluto

Redazione "La Svolta"

mercoledì 5 novembre 2008

Editoriale: Cultura per il rilancio del paese

Noi giovani de “LA SVOLTA” crediamo che prima ancora del rilancio economico e turistico, l’obiettivo per la crescita del nostro paese, per la formazione dei giovani, sia un forte rilancio della cultura come valore fondamentale. Da una società impregnata di cultura, libera e non dirigistica, aperta e non nozionistica, passa la formazione di una classe di giovani che saranno dirigenza dell’immediato futuro e che sapranno rilanciare il paese con una visione sociale, civile, imprenditoriale e turistica moderna e qualitativa. Alcuni passi sono stati mossi anche dall’amministrazione Scenna, come il recupero del “vecchio macello” o la trasformazione del cinema-teatro “Astra”, ma il limite è quello di conservare una visione culturale di nicchia ed ideologica: si veda l’impostazione del BFF o le iniziative al vecchio macello. Nelle pagine a seguire cercheremo di valorizzare aspetti positivi della cultura locale: i tanti giovani che si impegnano e credono nella cultura, le associazioni, le fondazioni e al contempo forniremo alcuni spunti di critica ed analisi per implementare quei servizi a supporto della cultura che ancora non funzionano. Poiché la cultura non è solo astrazione ma ha bisogno di contenitori e spazi preposti, ci prendiamo la libertà di avanzare una proposta: perché all’interno del parco della colonia Roma, o al posto della prevista darsena a monte non si realizza una bella e coinvolgente arena per ospitare manifestazioni culturali nel cuore del paese?
Infine una denuncia: la Casa Rossa è un bel lavoro che premia la disponibilità e la collaborazione del privato col pubblico col sostegno delle fondazioni bancarie, però, scevri dalle aride polemiche sul taglio degli alberi, ci piange il cuore nel vedere il parco di casa Panzini lasciato in tale stato di abbandono, con cespugli, arbusti ed erbacce incolte ad occupare anche i vialetti appena realizzati.

a cura di Filippo Giorgetti

L'Accademia Panziniana

Diffondere cultura, scienza e sapere, e promuovere il diritto di Bellaria-Igea Marina ad una propria identità. Questo è lo spirito con cui una trentina di “senior” bellariesi ha dato i natali, lo scorso mese di marzo, all’Accademia Panziniana.
“Siamo partiti con vesti molto umili”, afferma il dott. Alfonso Vasini, uno dei soci fondatori. “Ma pur consapevoli del “gap” che ci separa da altre realtà culturali, come l’Accademia Pascoliana o quella dei Filopatridi di Savignano”, spiega Vasini, “volevamo fortemente consegnare alla nostra città qualcosa di simile”.
Come suggerisce il nome, il cuore dell’attività dell’Accademia è rappresentato dalla valorizzazione dell’opera di Alfredo Panzini. “Abbiamo approfittato del fatto che Arnaldo Gobbi (attuale presidente dell’Accademia), il cui nonno lavorava alle dipendenze del grande scrittore, possiede molto materiale, ufficiale e ufficioso, relativo al Panzini; un nostro conterraneo a tutti gli effetti”, continua Vasini, “in nome del grande amore che nutriva verso Bellaria.” E proprio al Panzini è stata dedicata la prima iniziativa, denominata “Un romanzo sotto l’ombrellone”, con la quale sono state stampate tremila copie de La lanterna di Diogene. “Con un piccolo contributo da parte degli operatori del settore turistico (albergatori, bagnini, gestori di camping)”, spiega Vasini, “l’Accademia ha messo loro a disposizione un “kit” comprensivo di lettera di benvenuto, libro, calendario degli eventi cittadini e piantina, con cui omaggiare i villeggianti”.
Ne “La lanterna di Diogene” Panzini parla in modo affettuoso di Bellaria, ma se l’iniziativa è densa di significato ciò è dovuto soprattutto alla volontà di non creare qualcosa ad uso e consumo dei bellariesi, ma che ne promuova in qualche modo la specificità. Uno sguardo al passato ed uno al futuro. “L’obbiettivo”, continua Vasini, “è ampliare i nostri orizzonti, mantenendo tuttavia nella nostra proposta culturale un alto standard in termini di qualità”.
Un impegno non semplice, se si pensa che l’Accademia ha, dal punto di vista economico e fiscale, lo status di associazione autofinanziata (50 euro l’iscrizione). Le prospettive, tuttavia, sono buone, visto che gli iniziali 35 soci sono ormai raddoppiati e, come precisa Vasini, “c’è l’impegno, da parte dell’attuale Amministrazione, di destinare all’Accademia una collocazione negli spazi attigui a Casa Panzini”.
Proprio nella nuova sede dell’Accademia dovrebbe quindi prendere vita la prossima iniziativa, che, come rivela Vasini, “potrebbe legarsi al fatto che nel 2009 ricorre il 70° anniversario della morte di Panzini, con la creazione di un convegno e magari l’istituzione di un premio letterario. “Ciò che ci preme”, precisa infine, “è coinvolgere i giovani. Noi fondatori siamo consapevoli di avere un orizzonte di vita limitato. Ci piacerebbe lasciare loro qualcosa in eredità, insieme all’onore e la responsabilità di portarlo avanti”, conclude poi Alfonso Vasini, con un filo di malinconia e la consapevolezza di chi ha fatto bene la propria parte.

a cura di Raffaele Rizzuti

Una notte alla torre

Qual è il monumento bellariese per eccellenza? Senza ombra di dubbio la famosissima Torre Saracena. Rispondendo a tale quesito ci è balenata l’idea di recarci in loco per vedere, dopo ventidue anni, cosa nasconde questa semplice ma al contempo magica architettura.
E’ una fresca serata (anche per forza, perché è aperta solo la sera) di luglio (le alternative sarebbero state poche, giugno, agosto o settembre) quando decidiamo di far visita.
All’entrata, tra le poche persone, ci accoglie una gentilissima ragazza responsabile/guida/portiere/manutentrice, insomma una tuttofare addetta alla nostra opera. Ci invita a salire lungo una piccola scala a chiocciola a senso unico alternato per raggiungere i piani superiori dove risiede una storica collezione di conchiglie. Fatti i primi gradini si scorgono i primi cimeli, che voi penserete siano le conchiglie, ma invece sono le vecchie teche che le contengono. Superato l’effetto retrò ci catalizziamo sulle pregiate conchiglie leggendo poi i corrispondenti fogli illustrativi dove viene descritta ogni loro caratteristica, informazione e curiosità.
I piani superiori si ripetono nella tipologia, anche se chiaramente le conchiglie cambiano, fino ad arrivare poco dopo all’ultimo piano dove ci attende una fantastica sorpresa: laggiù nell’angolo, appoggiato miseramente su di un mobiletto, giace un grosso guscio di testuggine abbandonato a se stesso con più nulla da proteggere e nulla che lo protegga.
Al termine del nostro “vertical tour” andiamo dalla responsabile per porgerle qualche domanda in merito all’uso, al funzionamento ed alla manutenzione della struttura. Con molta disponibilità inizia a parlarci del suo ruolo: unica dipendente, laureanda in beni culturali ed ex servizio civile, auto-informatasi sui gusci di mare dei quali poi racconta ogni peculiarità alla gente che le fa visita, ricopre quel ruolo dall’anno passato nel corso del quale si è prodigata al conto persona per persona dei visitatori giungendo a contare cinquemila presenze in tutto il 2007, ed ottocento per il solo mese di giugno dell’anno in corso.
Durante il nostro colloquio possiamo ammirare una mostra temporanea di quadri presente al piano terreno, ma anche un’estesa chiazza nel soffitto che rende il luogo ancora più vecchio di quello che già è. Sistemarla non sarebbe impossibile ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Infatti quello che abbiamo potuto notare è la scarsa manutenzione dell’oggettistica e la non curanza dei particolari, lo stato di conservazione stabilizzatosi a venti o trent’anni fa. Questo fatto può non essere sbagliato se valutato in un’ottica di una generale non curanza della cultura a livello comunale, ma se la si vorrebbe incentivare sicuramente qualcosa in più andrebbe fatto.
Ci siamo chiesti se questo generale disinteresse dipenda da noi stessi, e qui inserisco tutti i cittadini, oppure da un mancato stimolo da parte di chi invece qualcosa che potrebbe fare non fa. La risposta non è semplice ed unica, ma certamente un passo in avanti si può sempre fare. Un grosso passo che possa portare al binomio Bellaria Igea Marina - cultura, rimasto assente in tutti questi anni.

a cura di Marco della Croce ed Edoardo Erroi

La nostra biblioteca

La biblioteca rappresenta, per antonomasia, uno dei più importanti simboli della divulgazione culturale. Proprio per questo motivo in questo numero, dedicato all’importanza riservata alla cultura nel nostro Comune, ci siamo adoperati per capire per quale motivo la Biblioteca Panzini non ci appaia all’altezza di soddisfare le esigenze della cittadinanza. Nel corso degli anni, infatti, ho notato con grande disappunto che molti giovani bellariesi, tra cui anche il sottoscritto, preferiscono recarsi in altre biblioteche della zona sia per studiare che per fare ricerca. Si è dunque pensato di paragonare il nostro servizio bibliotecario con quello di un’altra realtà per dimensioni simile alla nostra: Savignano sul Rubicone. Proprio questa biblioteca, infatti, raccoglie molti dei nostri giovani che la ritengono molto più fornita e funzionale della nostra.
La prima cosa che salta all’occhio, comparando le 2 strutture, è il fatto che il personale impiegato nella gestione del servizio sia, a Bellaria, di gran lunga inferiore in numero: ai 4 impiegati della “Panzini” (in realtà uno solo è di fatto dipendente part-time del comune, mentre 3 sono impiegati attraverso il servizio civile nazionale), la biblioteca di Palazzo Vendemini risponde con 7 dipendenti di cui 2 sono bibliotecari professionisti. Quest’ultimo dato non è da sottovalutare. La figura del bibliotecario, infatti, è molto più importante di quanto si possa credere e la sua formazione deve per forza di cose essere all’altezza della situazione. Non è infatti possibile, come è capitato più volte, recarsi in biblioteca e sentirsi rispondere che non si conoscono scrittori del calibro di Walt Whitman (oltre a non avere nessuna delle sue opere). Questo è solo un esempio, ma è capitato a più riprese.
Da qualche anno anche in Italia, infatti, sono attivi corsi di formazione universitaria finalizzati alla preparazione professionale dei bibliotecari. Proprio a tale proposito abbiamo sentito una nostra concittadina, Maria Teresa Della Chiesa, attualmente al terzo anno del corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali, Archivistica e Biblioteconomia all’Università di Urbino. Al momento Maria Teresa sta svolgendo un periodo di pratica presso la biblioteca Gambalunga di Rimini ed anche lei, come noi, crede che il servizio fornito dalla “Panzini” abbia poche cose da salvare. Il primo paragone che lei fa è certamente quello tra la realtà in cui sta lavorando e la nostra biblioteca, pur tenendo conto delle innumerevoli considerazioni che vanno fatte (la Gambalunga è pur sempre una biblioteca storica e, senza dubbio, la più importante di tutta la Provincia e riceve fondi economici anche da fonti extra-comunali). Maria Teresa ritiene che “mentre la Gambalunga è un vero e proprio luogo di cultura, dove si radunano centinaia di giovani per studiare e fare ricerca, Bellaria risulta essere più un centro di aggregazione di giovanissimi che sfruttano maggiormente il servizio internet gratuito fornito”.
Questo genera un eccessivo caos in alcune delle sale adibite ad aule studio nelle quali sono collocati 2 dei 4 computer messi a disposizione dell’utenza. Inoltre “la figura di un bibliotecario professionista – prosegue Maria Teresa – sarebbe di fondamentale importanza a Bellaria, pur vedendo che il personale volontario impiegato dimostra tanta buona volontà. Non vi è dubbio, però, che la motivazione non sia la stessa che potrebbe avere un bibliotecario di professione, né tanto meno la preparazione può essere la stessa. Non mi riferisco al livello culturale, perché quello non si acquisisce solo all’università, ma alla preparazione professionale che facoltà come la mia forniscono”. Maria Teresa, però, trova anche alcuni punti a favore della “Panzini”: “in primo luogo va segnalato che da qualche tempo a questa parte Bellaria ha una sezione dedicata al prestito di DVD (ad oggi 300 titoli n.d.r.) che non tutti hanno; spesso, infatti, le biblioteche non lasciano uscire dai propri stabili il materiale multimediale. Inoltre la biblioteca di Bellaria ha investito sulla rete di connessione wireless, che deve essere sicuramente considerata con grande interesse e, soprattutto, in ottica futura”.
Ma i punti a favore della biblioteca “Panzini” finiscono, ahimè, qui. Il paragone fatto con la biblioteca comunale di Savignano, infatti, risulta impietoso. Oltre alla già citata differenza nel personale impiegato, infatti, troviamo servizi meglio organizzati (l’area multimediale, ad esempio, ha una sala a sé molto ben fornita e non arreca nessun disturbo a coloro i quali si recano in biblioteca semplicemente per studiare) ed un numero di testi in giacenza di gran lunga superiore. Mentre a Bellaria troviamo circa 30.000 testi (inclusa la sezione dedicata ai più giovani) a Savignano troviamo oltre 50.000 testi (nella sola biblioteca per adulti) ai quali vanno aggiunti gli 8.000 testi della biblioteca per ragazzi (collocata in uno stabile adiacente) per un totale di quasi 60.000 volumi, praticamente il doppio di quelli disponibili nella nostra biblioteca. Ma la cosa più grave è che buttando un occhio alle statistiche disponibili sul sito internet della rete Bibliotecaria di Romagna, Bellaria è agli ultimi posti per il numero di giacenze, scavalcata anche da realtà molto più piccole come Coriano.
E’ fondamentale che, anche da questo punto di vista, si faccia qualcosa al più presto, iniziando magari col trovare uno stabile più adatto e spazioso dell’attuale. Anche in questa circostanza, purtroppo, Bellaria Igea Marina si dimostra non all’altezza fornendo un servizio insoddisfacente alla propria cittadinanza. La cosa che stupisce è che il comune è governato ininterrottamente dalle sinistre da oltre 50 anni, ovvero da coloro i quali sbandierano il fatto di essere i soli promotori della cultura in Italia. Nel suo piccolo, anche questo, dimostra che non è assolutamente così

a cura di Gennaro Esposito

Cultura che diventa memoria

Quando la redazione de “La Svolta” si è seduta attorno ad un tavolo ed ha deciso di parlare di cultura, subito la mente è corsa a quel bellariese che ha fatto della sua vita un’opera d’arte costruita sempre in limine alla dimensione onirica.
Vorremmo perciò ringraziare ORFEO BARTOLINI, colui che per primo ha creduto che la “rivoluzione” di cui necessita Bellaria Igea Marina, fosse quella culturale; di lui sono state dette e scritte molte cose, noi vogliamo ricordare come affrontava la cultura in ogni suo aspetto sempre con il sorriso sulle labbra ma non il riso amaro pirandelliano, anzi un sorriso delicato tipico di chi usa i guanti bianchi per accudire le cose più care: i guanti dell’ironia.
Per simboleggiare la centralità che la cultura assume nella nostra visione di paese e per dare merito a chi per questo ha speso e dato la vita, chiediamo all’amministrazione di intitolare il parco del comune, luogo centrale del nostro territorio come parco “ORFEO BARTOLINI”.
Infine, a Lui che sapendo sognare fino a ove anche Pindaro venne respinto ci ha insegnato a sperare vorremmo dedicare questa poesia, dal titolo “SPERANZA” tratta dal libro “Pluralia Tantum” (AUTORE Raffaele Rizzuti, Aletti Editore), scritta da un giovane bellariese, che vive con molta discrezione la sua passione ed il suo impegno per la cultura e che noi abbiamo l’onore di avere come co-redattore di questo umile strumento di formazione e divulgazione che è “LA SVOLTA”.

SPERANZA
Vola vers’altre epoche, mia ingenua mente.
Vola ch’il freddo della notte ti consola,
Fallo, ora che la brina del mattino è lontana.
Non ti batterò con la mia finta coscienza:
Vola, mia giovane mente, Sali ove
Anche Pindaro venne respinto.
Ma forse questo spirito errante fa col tempo
Ciò che Seneca il saggio negò al viaggiatore illuso.
Forse, ma dolce mi è ora la colpa solitaria.
Che la presunzione venga e faccia di me un uomo;
Dolce presunzione, fammi sparire
Almeno fino al risveglio


Redazione "La Svolta"

Intervista al Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini

Quali sono gli elementi di formazione necessari ad un giovane neodiplomato per l’inserimento nel mercato del lavoro e nel contesto europeo?
Credo innanzitutto che sia compito mio e del ministero quello di portare alla serie A tutti i sistemi di istruzione, quello dei licei e degli istituti tecnici, ma anche della formazione professionale. I giovani devono avere la garanzia che il loro percorso di studi porti ad uno sbocco nel mercato nel lavoro. Allora il sistema della formazione professionale è uno dei modi per rispondere alle esigenze delle imprese di avere professionalità ad alto livello, ma anche per rispondere alla necessità di inserimento nel mondo del lavoro il prima possibile. Direi che bisogna lavorare in entrambe le direzioni. Cosa serve? Serve professionalità, la conoscenza delle lingue e poi anche stage, momenti di apprendimento in azienda, sul posto di lavoro. Tornando alla formazione professionale, in una terra come questa che è votata all’ospitalità, anche al meeting ho sentito esperienze interessanti: nel riminese c’è un liceo scientifico con indirizzo turistico, una cosa abbastanza singolare, che mi è sembrata però molto positiva.
La sensazione di noi studenti de ‘La Svolta’ è che la riforma del 3+2 abbia portato ad una preparazione più settoriale ma meno approfondita. Cosa ne pensa a riguardo e quali modifiche ed innovazioni sono in programma?
Effettivamente è idea consolidata che la laurea breve non abbia portato a grandi risultati. Non si parla però di un fallimento del 3+2, poiché oggi che è stato inserito in tutte le università diventa difficile tornare indietro. Credo però che si possano compiere alcuni sforzi per rendere appetibile la laurea breve, perché oggi purtroppo con la laurea breve l’inserimento nel mondo del lavoro non è semplicissimo, quindi occorre renderla più rispondente alle esigenze del mercato, perché diversamente tutti arrivano a completare la laurea quinquennale però a quel punto non ha più senso parlare del 3+2.
Noi abitiamo in un paese di oltre 18.000 abitanti e siamo senza una scuola superiore da sempre.
Credo che in un programma elettorale debba essere uno dei primi punti perché la scuola è un momento di sviluppo e di competitività per un territorio, ma è anche identificativo di un comune oltre a svolgere la funzione principale del formare i ragazzi. Se si vuole dare spazio ai giovani, motivarli e renderli partecipi di una realtà comunale, credo che una scuola sia identificativa.
Anche a Bellaria Igea Marina si sono verificati diversi casi di bullismo, fino a sfiorare casi di razzismo. Di fronte al rischio educativo e alle concrete difficoltà che si incontrano nelle scuole, qual è secondo lei la via necessaria da percorrere?
Dobbiamo rilanciare un progetto educativo, cioè non solo pensare ad una scuola che trasmetta competenza e poteri, ma anche che formi. Occorre una scuola che metta al centro la persona, lo studente e occorre avere il coraggio di esprimere un giudizio complessivo con il singolo ragazzo che tenga conto del risultato conseguito nelle singole materie ma anche del comportamento tenuto. Un modo per recuperare l’educazione nelle scuole è la valutazione della condotta, che peraltro rappresenta una risposta ai fenomeni di bullismo che vengono ogni giorno raccontati dai giornali. Io mi auguro di poter, già dal prossimo anno scolastico, introdurre questa importante novità.

Redazione "La Svolta"

Intervista al Ministro della Cultura Sandro Bondi

Considerando anche il suo background politico e culturale, ci potrebbe dare un suo giudizio su quella che viene considerata “l’egemonia culturale della sinistra”? Ritiene che esista davvero questa egemonia oppure si tratta solo di un complesso di superiorità di una determinata area politica o, peggio ancora, di una creazione della destra italiana (e quindi potremmo parlare di un complesso di inferiorità)?
La differenza sostanziale sta nel fatto che la sinistra considera la cultura come uno strumento per la raccolta del consenso al fine di conquistare il potere, mentre per noi la cultura ha un significato diametralmente opposto, che si fonda sulla libertà d’espressione e di manifestazione del proprio pensiero per il miglioramento della società. L’egemonia culturale della sinistra è finalizzata proprio alla conquista ed al mantenimento del potere fine a sé stesso. Dobbiamo lavorare perché la cultura abbia un ambiente più libero nel quale chiunque possa lavorare nella più totale libertà.
La sinistra ha sempre coltivato in Italia l’idea di una superiorità soprattutto sul piano morale erigendosi a unica portatrice di una morale superiore a quella degli avversari politici (lo ha fatto nei confronti della DC, dei socialisti ed ora di Forza Italia e del centro-destra). In realtà questa superiorità morale non vi è mai stata e non è mai stata dimostrata quando la sinistra è stata forza di governo. Va sottolineato che la sinistra ha sempre avuto un corpo di militanti che realmente erano mossi da una profonda morale; individui che spesso anteponevano gli interessi del partito a quelli privati. Questo non va disprezzato, ma ciò non rispecchia la classe politica che rappresenta questa base.
Si può dire che in qualche modo la cultura è stata una sorta di “concessione” fatta dai governi passati alla sinistra? Ci riferiamo soprattutto agli anni ’70 quando l’establishment politico (nella fattispecie la DC) concesse alla sinistra emergente alcuni gangli della società (tra cui spiccano il settore culturale e la magistratura) in cambio del potere effettivo .Non pensa che, nel fare ciò, si sia sottovalutata la cultura?
Questo è assolutamente vero. Il demandare alla sinistra il controllo della cultura è stata una delle responsabilità più grandi della DC in cambio di un rapporto di “non belligeranza”. Vi è stata una sorta di spartizione dei vari poteri; mentre la DC si appropriava dei poteri dell’economia, delle banche, delle partecipazioni statali, alla sinistra veniva devoluta la cultura così come la magistratura. Naturalmente la sinistra aveva fatto già di tutto per potersi “appropriare” della cultura, lo dimostra l’operato di Antonio Gramsci, che ha avuto un grande ruolo dal punto di vista culturale. Si tratta dunque di una vocazione già presente nei cromosomi della sinistra che, associato all’abdicazione della DC nel campo culturale, ha portato ai risultati attuali. Quello della DC è stato sicuramente un errore molto grave. Il centro-destra non deve fare lo stesso errore dimostrando di sapere quale sia l’importanza della cultura e mostrandosi aperta al confronto, cosa che la sinistra non ha mai fatto.
Ritiene che il cambiamento di cui sta parlando debba essere calato dall’alto, oppure anche piccole realtà come la nostra possono giocare un ruolo nel modificare lo status quo?
Dall’alto può venire una linea guida per delineare il rapporto che intercorre tra cultura e politica, ma naturalmente questa concezione deve trovare stimoli, elementi e forza nelle realtà territoriali del paese. L’Italia è il paese delle 100 città, dei 100 campanili, e la sua unicità è quella di un paese che ha un territorio multiforme e con realtà politiche e culturali diverse. Questo fa grande il nostro paese ed è proprio questo l’elemento da cui la cultura deve trarre giovamento, soprattutto nelle realtà provinciali dove, sotto l’apparente immobilità della vita, vi è un fervore di realtà culturali e di voglia di partecipare e organizzare i progetti che rendono forte il paese. Basti pensare che tutte le realtà artistiche del nostro paese nascono fondamentalmente dalla provincia. Tutti gli uomini di cultura non nascono nelle città ma nella provincia per poi spostarsi nelle grandi città dove maggiori sono le possibilità. E’ dunque la provincia la realtà più feconda del nostro paese, soprattutto da un punto di vista culturale.
Quali possono essere gli strumenti necessari in una realtà come la nostra per sensibilizzare la gente, ed in particolar modo i giovani, alla cultura? Solo per portarle un esempio vorremmo sottolinearle che il nostro comune, che conta oltre 18.000 abitanti, non abbia sul proprio territorio una scuola superiore.
Lo sviluppo di una città come Bellaria Igea Marina è probabilmente avvenuto senza valori né criteri ben precisi. Questo si vede anche semplicemente guardando alla sviluppo urbanistico del paese nel quale si nota come non ci sia stata un’idea che ha guidato il suo sviluppo. Con ogni probabilità l’unico elemento che ha guidato lo sviluppo del paese è stato l’interesse economico: costruire e guadagnare. Questa è la sinistra, che spesso si fa bella dipingendosi come la portatrice dei valori e dello sviluppo ma, laddove ha governato, e Bellaria Igea Marina ne è un esempio, ha fatto l’opposto. Qui non vi è più un’idea di città che dovrebbe essere dotata di alcuni elementi base tra cui, certamente, la scuola è uno dei fondamentali. Questo denota un’assenza totale di valori ed è proprio dal di qui che dobbiamo ricominciare; bisogna rendere possibile la vita di una comunità che si ritrova in certi valori quali comunità, solidarietà e vita comune. E’ tutto legato alla dignità umana che, con questo sviluppo scriteriato, è stata negata. Paradossalmente qui, dove ha governato ininterrottamente da oltre cinquant’anni la sinistra, è avvenuto il contrario di ciò che la sinistra stessa dice a parole. Il primato morale e culturale della sinistra dimostra di non esserci. Su questo sarebbe interessante avviare un dibattito bipartisan senza preconcetti perché l’obbiettivo deve essere comune.

Redazione "La Svolta"

Due chiacchiere con i nostri artisti

DA DOVE NASCE LA TUA PASSIONE?
SILVIO CANINI (fotografo): Nasce 28 anni fa, intorno agli anni ‘80, come autodidatta appassionato dell’ immagine. E’ nato tutto per caso, comprando una macchina fotografica, per poi successivamente incominciare a fotografare concerti e viaggi, dove sono così riuscito a trasmettere la mia voglia di libertà. Appunto per questo la fotografia è la mia espressione di vita. Voglio essere libero.
STEFANO BOARI (pittore): Nasce innanzitutto dalla passione x il mare e per la barca, i marinai si riconoscevano in mare attraverso questi simboli, le famiglie che andavano ad aspettare i propri cari sul molo si accorgevano che arrivavano e perciò questa è stata la cosa che mi ha spinto a realizzare queste vele e ad andare avanti
FRANCESCA CESARI (artista): Credo che la passione, ovviamente parlo del mio caso, trovi il suo "dove" e il suo "quando" parallelamente alla mia crescita, da subito; fin da molto piccola ero capace di trascorrere intere giornate soltanto con fogli e colori, fa parte di quel pacchetto di talenti naturali di cui ogni essere umano è dotato, poi sta in noi scegliere di coltivarli, a partire dalle scelte scolastiche, di crederci a tal punto da trovare il coraggio per trasformarli in professione.
Chiaramente non è così facile, non è così scontato!
Siamo sempre responsabili e padroni delle nostre scelte; io, con un pò di umiltà, credo di dover riconoscere che la mia arte, se così si può chiamare, sia un pò unidirezionale.
COME SI INSERISCE LA TUA ESPERIENZA ARTISTICA NELL’AMBITO CULTURALE BELLARIESE?
S.C.: Ha creato movimento. La fotografia si può comprare, alla gente piace, ma non lo fa. In Italia manca questa abitudine. Sulla costa poi la gente è distratta dall’estate, si snobba la cultura. Mi basta pensare alla Carrà: non è possibile non esser riusciti ad associare al suo nome quello della nostra città. All’inaugurazione del mio spazio espositivo hanno partecipato solo due membri dell’amministrazione: il Sindaco e l’assessore Franciosi (anche se in passato per la pubblicazione di tre libri il comune è sempre intervenuto, e di questo gli va dato atto). Gli altri assessori, probabilmente, non sanno neppure dove si trovi la mia galleria. Si tratta di un segno di indifferenza verso l’impegno dei bellariesi nel mondo dell’arte e della cultura. Il fatto poi che manchino gli spazi espositivi limita il diffondersi di tutto ciò. Una mostra poi devi farla in grande, non per riempire gli spazi, come è successo in passato al palazzo del turismo. Non c’è l’abitudine e la gente per farla.
Io personalmente vorrei creare movimento, soprattutto d’inverno, vorrei che si instaurasse una sensibilità artistica nella gente.
S.B.: Ho potuto constatare che questo lavoro è apprezzato, è apprezzato dai turisti, ha incuriosito, vogliono sapere di queste cose, e su questo ci terrei portarla avanti e proclamare Bellaria Igea Marina città delle vele anche con qualcosa di importante, per esempio con la realizzazione di una vela da guinness dei primati con dipinta sopra l'intera araldica delle vele bellariese.
F.C.: Inserirmi nell'ambito culturale bellariese per me è significato aprire uno spazio professionale prima di tutto, ma con un'esposizione fruibile da tutti, poi è il contesto che crea consensi, e visti i tempi poco floridi il bilancio finisce sempre per ridursi al miserabile ritorno economico, d’altronde i conti devono tornare, un'esposizione ha i suoi costi…
Non appartengo a nessun gruppo culturale, non vuol dire che non ce ne siano!
Probabilmente il fatto di non aver fatto un percorso accademico tradizionale e parallelamente l'avere un carattere un pò timido mi ha precluso diversi contatti; il confronto a volte è un po’ destabilizzante, anche quando si hanno 32 anni, lo devo riconoscere; tuttavia ritorno al concetto che ognuno deve fare delle scelte di cui rimane lucidamente padrone e responsabile, e soprattutto a cui può stare di fronte.
QUALE MESSAGGIO VUOI LANCIARE AI GIOVANI ATTRAVERSO LA TUA ARTE?
S.C.: Mi metto in discussione.
La magia della mia arte è che attraverso un’immagine riesci a trasmettere emozioni ed esprimere la tua libertà.
Poi le cose più belle le fanno solo i giovani, e così è anche in fotografia. Girando il mondo le cose più affascinanti erano sempre opera di ragazzi.
S.B.: Il messaggio che vorrei mandare ai giovani è di non lasciarsi andare e di lottare sempre in quanto vedo il giovane in questo momento demotivato, le cose da fare sono tante e le idee mancano.
F.C.: Non credo di avere un messaggio particolare da voler dare, piuttosto quello che ho sempre sentito è la necessità di poter parlare un linguaggio che mi riesce naturale come mangiare, respirare....quando ciò incuriosisce le persone e le avvicina al mio lavoro, beh, è gratificante, ma non sono tra quelle persone che vogliono attribuire un significato a tutto.
Chiaramente io so ciò che mi muove, ma sono convinta che l'arte appartenga a chi la fa ugualmente a chi la fruisce, e la sensibilità personale alle forme, ai colori, non debba necessariamente essere guidata; se di messaggio si può parlare, allora direi "libertà" di osservare, di provare emozioni, tutti dobbiamo sentirci legittimati a provare emozioni.

Redazione "La Svolta"