lunedì 2 marzo 2009
martedì 10 febbraio 2009
Decreto Gelmini: Tanto rumore per nulla...
Tanto rumore per nulla. C’è qualcosa di profondamente vuoto nelle manifestazioni che negli ultimi mesi hanno visto protagonisti coloro che si proclamano contro la “riforma Gelmini”. Non perché sia illegittimo protestare, e davvero è ormai stucchevole il teatrino con cui si confonde l’opporsi a chi contesta con un fantomatico rigetto verso l’atto di manifestare in piazza in sé. E nemmeno perché la grancassa mediatica fosse imprevista: trecento studenti che occupano un aula rappresentano un evento molto più “notiziabile” delle migliaia di loro colleghi che in quell’istante se ne stanno da un’altra parte.In merito al tema in sé è stato detto tutto, e ormai perfino i sassi conoscono le molte strumentalizzazioni messe in atto, nonché l’indispensabilità e l’inevitabilità di intervenire con dei tagli presso un comparto, quello scolastico, che produce poco e costa troppo. Il primo a dirlo è stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nota è, per altro, la contiguità, in primis in tema di tagli alla ricerca, tra ciò che è previsto dalla “riforma Gelmini” e le conclusioni a cui Fioroni e Padoa Schioppa (governo Prodi) giungevano nel loro Quaderno Bianco relativo alla scuola, pubblicato appena un anno fa. Basta leggere e informarsi per esprimere un’opinione in maniera più credibile; e per afferrare un concetto semplice ma difficile da accettare per i rabdomanti del pretesto facile: il problema della coperta troppo corta nella gestione della cosa pubblica molto spesso non ha una colorazione politica. Basti pensare che, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, l’abbandono del maestro unico venne candidamente giustificato dal legislatore con motivazioni di tipo occupazionale.
Ma c’è dell’altro. Ciò che spiazza è la superficialità disarmante con cui molti giovani si fanno influenzare, l’inerzia con cui si fanno tirare per la giacca, manifestano in sollevamenti di piazza ad orologeria. Molto spesso le fila di quelle mobilitazioni sono tirate dagli stessi “baroni” delle Università che si battono continuamente per alzare la propria età pensionabile (per ora siamo a 72 anni, se non è aumentata ancora…), e che hanno reso alcuni atenei delle caste regolate da nepotismo e clientelismo. Quale sarà il prossimo passo? Magari la cattedra ereditaria, o l’usucapione delle aule…
L’amara impressione è che molti di quei giovani inseguano un Sessantotto che è finito 40 anni fa, scimmiottando un mito perché incapaci di capirlo davvero. E perché emularlo con qualche grido e qualche cartello è infinitamente meno faticoso che esserne degni dell’eredità culturale; eredità che si misura con il rifiuto dei giovani di essere carne da macello, sia per le guerre e che per i giochi di potere, e anche con il diritto-dovere di ragionare con la propria testa.
In contrasto con i padri, i superiori o il pensiero dominante se necessario.
Ma a quale prezzo? Nell’ingenuità con cui molti giovani “svendono” la propria partecipazione vi è talmente poca coscienza di sé e del proprio valore come cittadini, che spesso essi sono colpevolmente ignari del peso del proprio corpo in una manifestazione di protesta. E, nella società dell’informazione, una folla facilmente documentabile è moneta sonante per chi persegua fini economici e politici. Poco importa quanto tali fini siano espliciti.
Quando questi giovani appartengono alla categoria degli studenti, ovvero coloro che hanno la fortuna di studiare e possono godere di canali d’accesso privilegiati a cultura e informazione, la cosa si fa grave. Ancor di più, se vivendo a contatto con le ambiguità e le ingiustizie del sistema scolastico, universitario nello specifico, decidono di affrontarle percorrendo un binario nella direzione sbagliata. E se qualcuno di questi studenti ha anche l’ambizione di essere professore, ricercatore o amministratore nel mondo di domani, allora davvero c’è poco da stare allegri.
Ma c’è dell’altro. Ciò che spiazza è la superficialità disarmante con cui molti giovani si fanno influenzare, l’inerzia con cui si fanno tirare per la giacca, manifestano in sollevamenti di piazza ad orologeria. Molto spesso le fila di quelle mobilitazioni sono tirate dagli stessi “baroni” delle Università che si battono continuamente per alzare la propria età pensionabile (per ora siamo a 72 anni, se non è aumentata ancora…), e che hanno reso alcuni atenei delle caste regolate da nepotismo e clientelismo. Quale sarà il prossimo passo? Magari la cattedra ereditaria, o l’usucapione delle aule…
L’amara impressione è che molti di quei giovani inseguano un Sessantotto che è finito 40 anni fa, scimmiottando un mito perché incapaci di capirlo davvero. E perché emularlo con qualche grido e qualche cartello è infinitamente meno faticoso che esserne degni dell’eredità culturale; eredità che si misura con il rifiuto dei giovani di essere carne da macello, sia per le guerre e che per i giochi di potere, e anche con il diritto-dovere di ragionare con la propria testa.
In contrasto con i padri, i superiori o il pensiero dominante se necessario.
Ma a quale prezzo? Nell’ingenuità con cui molti giovani “svendono” la propria partecipazione vi è talmente poca coscienza di sé e del proprio valore come cittadini, che spesso essi sono colpevolmente ignari del peso del proprio corpo in una manifestazione di protesta. E, nella società dell’informazione, una folla facilmente documentabile è moneta sonante per chi persegua fini economici e politici. Poco importa quanto tali fini siano espliciti.
Quando questi giovani appartengono alla categoria degli studenti, ovvero coloro che hanno la fortuna di studiare e possono godere di canali d’accesso privilegiati a cultura e informazione, la cosa si fa grave. Ancor di più, se vivendo a contatto con le ambiguità e le ingiustizie del sistema scolastico, universitario nello specifico, decidono di affrontarle percorrendo un binario nella direzione sbagliata. E se qualcuno di questi studenti ha anche l’ambizione di essere professore, ricercatore o amministratore nel mondo di domani, allora davvero c’è poco da stare allegri.
a cura di Raffaele Rizzuti
lunedì 1 dicembre 2008
Tavola rotonda sul Decreto Gelmini: le foto
Ecco a voi le foto relative all'incontro svoltosi domenica sera dal titolo "La verità sul Decreto Gelmini - Tutto quello che avreste voluto sapere ma che nessuno vi ha mai detto". La serata ha riscosso un successo superiore ad ogni previsione e per questo ringraziamo tutti i partecipanti. Presto pubblicheremo qui anche il video della serata (il file è ancora in lavorazione).
Redazione La Svolta
venerdì 21 novembre 2008
Tavola rotonda sul decreto Gelmini
La redazione de "La Svolta" è lieta di invitarvi alla tavola rotonda dal titolo "LA VERITA' SUL DECRETO GELMINI - Tutto quello che avreste voluto sapere ma che nessuno vi ha mai detto" che si svolgerà il giorno 30 novembre presso il Palazzo del Turismo di Bellaria (Via Leonardo da Vinci, 3). All'incontro/dibattito saranno presenti l'On. Fabio Garagnani (membro della VII Commissione cultura, scienza ed istruzione), l'On. Sergio Pizzolante (Deputato FI-PdL), Alga Franciosi (Assessore scuola e cultura di Bellaria Igea Marina), Marco Lombardi (Consigliere Regionale FI-PdL), Mara Marani (Dirigente scolastico di Bellaria Igea Marina) e Giovanni Lorenzini (Presidente del "Comitato Genitori" di Bellaria Igea Marina).
Considerando l'attualità e l'importanza del tema questa potrà essere un'ottima occasione per conoscere in cosa consiste realmente il decreto presentato dal ministro dell'Educazione e discuterne tutti insieme. Consigliamo dunque di accorrere numerosi.
Un Caloroso Saluto
Considerando l'attualità e l'importanza del tema questa potrà essere un'ottima occasione per conoscere in cosa consiste realmente il decreto presentato dal ministro dell'Educazione e discuterne tutti insieme. Consigliamo dunque di accorrere numerosi.
Un Caloroso Saluto
Redazione "La Svolta"
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Eventi
mercoledì 5 novembre 2008
Editoriale: Cultura per il rilancio del paese
Noi giovani de “LA SVOLTA” crediamo che prima ancora del rilancio economico e turistico, l’obiettivo per la crescita del nostro paese, per la formazione dei giovani, sia un forte rilancio della cultura come valore fondamentale. Da una società impregnata di cultura, libera e non dirigistica, aperta e non nozionistica, passa la formazione di una classe di giovani che saranno dirigenza dell’immediato futuro e che sapranno rilanciare il paese con una visione sociale, civile, imprenditoriale e turistica moderna e qualitativa. Alcuni pas
si sono stati mossi anche dall’amministrazione Scenna, come il recupero del “vecchio macello” o la trasformazione del cinema-teatro “Astra”, ma il limite è quello di conservare una visione culturale di nicchia ed ideologica: si veda l’impostazione del BFF o le iniziative al vecchio macello. Nelle pagine a seguire cercheremo di valorizzare aspetti positivi della cultura locale: i tanti giovani che si impegnano e credono nella cultura, le associazioni, le fondazioni e al contempo forniremo alcuni spunti di critica ed analisi per implementare quei servizi a supporto della cultura che ancora non funzionano. Poiché la cultura non è solo astrazione ma ha bisogno di contenitori e spazi preposti, ci prendiamo la libertà di avanzare una proposta: perché all’interno del parco della colonia Roma, o al posto della prevista darsena a monte non si realizza una bella e coinvolgente arena per ospitare manifestazioni culturali nel cuore del paese?
Infine una denuncia: la Casa Rossa è un bel lavoro che premia la disponibilità e la collaborazione del privato col pubblico col sostegno delle fondazioni bancarie, però, scevri dalle aride polemiche sul taglio degli alberi, ci piange il cuore nel vedere il parco di casa Panzini lasciato in tale stato di abbandono, con cespugli, arbusti ed erbacce incolte ad occupare anche i vialetti appena realizzati.
si sono stati mossi anche dall’amministrazione Scenna, come il recupero del “vecchio macello” o la trasformazione del cinema-teatro “Astra”, ma il limite è quello di conservare una visione culturale di nicchia ed ideologica: si veda l’impostazione del BFF o le iniziative al vecchio macello. Nelle pagine a seguire cercheremo di valorizzare aspetti positivi della cultura locale: i tanti giovani che si impegnano e credono nella cultura, le associazioni, le fondazioni e al contempo forniremo alcuni spunti di critica ed analisi per implementare quei servizi a supporto della cultura che ancora non funzionano. Poiché la cultura non è solo astrazione ma ha bisogno di contenitori e spazi preposti, ci prendiamo la libertà di avanzare una proposta: perché all’interno del parco della colonia Roma, o al posto della prevista darsena a monte non si realizza una bella e coinvolgente arena per ospitare manifestazioni culturali nel cuore del paese?
Infine una denuncia: la Casa Rossa è un bel lavoro che premia la disponibilità e la collaborazione del privato col pubblico col sostegno delle fondazioni bancarie, però, scevri dalle aride polemiche sul taglio degli alberi, ci piange il cuore nel vedere il parco di casa Panzini lasciato in tale stato di abbandono, con cespugli, arbusti ed erbacce incolte ad occupare anche i vialetti appena realizzati.
a cura di Filippo Giorgetti
L'Accademia Panziniana
Diffondere cultura, scienza e sapere, e promuovere il diritto di Bellaria-Igea Marina ad una propria identità. Questo è lo spirito con cui una trentina di “senior” bellariesi ha dato i natali, lo scorso mese di marzo, all’Accademia Panziniana.
“Siamo partiti con vesti molto umili”, afferma il dott. Alfonso Vasini, uno dei soci fondatori. “Ma pur consapevoli del “gap” che ci separa da altre realtà culturali, come l’Accademia Pascoliana o quella dei Filopatridi di Savignano”, spiega Vasini, “volevamo fortemente consegnare alla nostra città qualcosa di simile”.
Come suggerisce il nome, il cuore dell’attività dell’Accademia è rappresentato dalla valorizzazione dell’opera di Alfredo Panzini. “Abbiamo approfitta
to del fatto che Arnaldo Gobbi (attuale presidente dell’Accademia), il cui nonno lavorava alle dipendenze del grande scrittore, possiede molto materiale, ufficiale e ufficioso, relativo al Panzini; un nostro conterraneo a tutti gli effetti”, continua Vasini, “in nome del grande amore che nutriva verso Bellaria.” E proprio al Panzini è stata dedicata la prima iniziativa, denominata “Un romanzo sotto l’ombrellone”, con la quale sono state stampate tremila copie de La lanterna di Diogene. “Con un piccolo contributo da parte degli operatori del settore turistico (albergatori, bagnini, gestori di camping)”, spiega Vasini, “l’Accademia ha messo loro a disposizione un “kit” comprensivo di lettera di benvenuto, libro, calendario degli eventi cittadini e piantina, con cui omaggiare i villeggianti”.
Ne “La lanterna di Diogene” Panzini parla in modo affettuoso di Bellaria, ma se l’iniziativa è densa di significato ciò è dovuto soprattutto alla volontà di non creare qualcosa ad uso e consumo dei bellariesi, ma che ne promuova in qualche modo la specificità. Uno sguardo al passato ed uno al futuro. “L’obbiettivo”, continua Vasini, “è ampliare i nostri orizzonti, mantenendo tuttavia nella nostra
proposta culturale un alto standard in termini di qualità”.
Un impegno non semplice, se si pensa che l’Accademia ha, dal punto di vista economico e fiscale, lo status di associazione autofinanziata (50 euro l’iscrizione). Le prospettive, tuttavia, sono buone, visto che gli iniziali 35 soci sono ormai raddoppiati e, come precisa Vasini, “c’è l’impegno, da parte dell’attuale Amministrazione, di destinare all’Accademia una collocazione negli spazi attigui a Casa Panzini”.
Proprio nella nuova sede dell’Accademia dovrebbe quindi prendere vita la prossima iniziativa, che, come rivela Vasini, “potrebbe legarsi al fatto che nel 2009 ricorre il 70° anniversario della morte di Panzini, con la creazione di un convegno e magari l’istituzione di un premio letterario. “Ciò che ci preme”, precisa infine, “è coinvolgere i giovani. Noi fondatori siamo consapevoli di avere un orizzonte di vita limitato. Ci piacerebbe lasciare loro qualcosa in eredità, insieme all’onore e la responsabilità di portarlo avanti”, conclude poi Alfonso Vasini, con un filo di malinconia e la consapevolezza di chi ha fatto bene la propria parte.
“Siamo partiti con vesti molto umili”, afferma il dott. Alfonso Vasini, uno dei soci fondatori. “Ma pur consapevoli del “gap” che ci separa da altre realtà culturali, come l’Accademia Pascoliana o quella dei Filopatridi di Savignano”, spiega Vasini, “volevamo fortemente consegnare alla nostra città qualcosa di simile”.
Come suggerisce il nome, il cuore dell’attività dell’Accademia è rappresentato dalla valorizzazione dell’opera di Alfredo Panzini. “Abbiamo approfitta
to del fatto che Arnaldo Gobbi (attuale presidente dell’Accademia), il cui nonno lavorava alle dipendenze del grande scrittore, possiede molto materiale, ufficiale e ufficioso, relativo al Panzini; un nostro conterraneo a tutti gli effetti”, continua Vasini, “in nome del grande amore che nutriva verso Bellaria.” E proprio al Panzini è stata dedicata la prima iniziativa, denominata “Un romanzo sotto l’ombrellone”, con la quale sono state stampate tremila copie de La lanterna di Diogene. “Con un piccolo contributo da parte degli operatori del settore turistico (albergatori, bagnini, gestori di camping)”, spiega Vasini, “l’Accademia ha messo loro a disposizione un “kit” comprensivo di lettera di benvenuto, libro, calendario degli eventi cittadini e piantina, con cui omaggiare i villeggianti”.
Ne “La lanterna di Diogene” Panzini parla in modo affettuoso di Bellaria, ma se l’iniziativa è densa di significato ciò è dovuto soprattutto alla volontà di non creare qualcosa ad uso e consumo dei bellariesi, ma che ne promuova in qualche modo la specificità. Uno sguardo al passato ed uno al futuro. “L’obbiettivo”, continua Vasini, “è ampliare i nostri orizzonti, mantenendo tuttavia nella nostra
proposta culturale un alto standard in termini di qualità”.
Un impegno non semplice, se si pensa che l’Accademia ha, dal punto di vista economico e fiscale, lo status di associazione autofinanziata (50 euro l’iscrizione). Le prospettive, tuttavia, sono buone, visto che gli iniziali 35 soci sono ormai raddoppiati e, come precisa Vasini, “c’è l’impegno, da parte dell’attuale Amministrazione, di destinare all’Accademia una collocazione negli spazi attigui a Casa Panzini”.
Proprio nella nuova sede dell’Accademia dovrebbe quindi prendere vita la prossima iniziativa, che, come rivela Vasini, “potrebbe legarsi al fatto che nel 2009 ricorre il 70° anniversario della morte di Panzini, con la creazione di un convegno e magari l’istituzione di un premio letterario. “Ciò che ci preme”, precisa infine, “è coinvolgere i giovani. Noi fondatori siamo consapevoli di avere un orizzonte di vita limitato. Ci piacerebbe lasciare loro qualcosa in eredità, insieme all’onore e la responsabilità di portarlo avanti”, conclude poi Alfonso Vasini, con un filo di malinconia e la consapevolezza di chi ha fatto bene la propria parte.
a cura di Raffaele Rizzuti
Una notte alla torre
Qual è il monumento bellariese per eccellenza? Senza ombra di dubbio la famosissima Torre Saracena. Rispondendo a tale quesito ci è balenata l’idea di recarci in loco per vedere, dopo ventidue anni, cosa nasconde questa semplice ma al contempo magica architettura.
E’ una fresca serata (anche per forza, perché è aperta solo la sera) di luglio (le alternative sarebbero state poche, giugno, agosto o settembre) quando decidiamo di far visita.
All’entrata, tra le poche persone, ci accoglie una gentilissima ragazza responsabile/guida/portiere/manutentrice, insomma una tuttofare addetta alla nostra opera. Ci invita a salire lungo una piccola scala a chiocciola a senso unico alternato per raggiungere i piani superiori dove risiede una storica collezione di conchiglie. Fatti i primi gradini si scorgono i primi cimeli, che voi penserete siano le conch
iglie, ma invece sono le vecchie teche che le contengono. Superato l’effetto retrò ci catalizziamo sulle pregiate conchiglie leggendo poi i corrispondenti fogli illustrativi dove viene descritta ogni loro caratteristica, informazione e curiosità.
I piani superiori si ripetono nella tipologia, anche se chiaramente le conchiglie cambiano, fino ad arrivare poco dopo all’ultimo piano dove ci attende una fantastica sorpresa: laggiù nell’angolo, appoggiato miseramente su di un mobiletto, giace un grosso guscio di testuggine abbandonato a se stesso con più nulla da proteggere e nulla che lo protegga.
Al termine del nostro “vertical tour” andiamo dalla responsabile per porgerle qualche domanda in merito all’uso, al funzionamento ed alla manutenzione della struttura. Con molta disponibilità inizia a parlarci del suo ruolo: unica dipendente, laureanda in beni culturali ed ex servizio civile, auto-informatasi sui gusci di mare dei quali poi racconta ogni peculiarità alla gente che le fa visita, ricopre quel ruolo dall’anno passato nel corso del quale si è prodigata al conto persona per persona dei visitatori giungendo a contare cinquemila presenze in tutto il 2007, ed ottocento per il solo mese di giugno dell’anno in corso.
Durante il nostro colloquio possiamo ammirare una mostra temporanea di quadri presente al piano terreno, ma anche un’estesa chiazza nel soffitto che rende il luogo
ancora più vecchio di quello che già è. Sistemarla non sarebbe impossibile ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Infatti quello che abbiamo potuto notare è la scarsa manutenzione dell’oggettistica e la non curanza dei particolari, lo stato di conservazione stabilizzatosi a venti o trent’anni fa. Questo fatto può non essere sbagliato se valutato in un’ottica di una generale non curanza della cultura a livello comunale, ma se la si vorrebbe incentivare sicuramente qualcosa in più andrebbe fatto.
Ci siamo chiesti se questo generale disinteresse dipenda da noi stessi, e qui inserisco tutti i cittadini, oppure da un mancato stimolo da parte di chi invece qualcosa che potrebbe fare non fa. La risposta non è semplice ed unica, ma certamente un passo in avanti si può sempre fare. Un grosso passo che possa portare al binomio Bellaria Igea Marina - cultura, rimasto assente in tutti questi anni.
E’ una fresca serata (anche per forza, perché è aperta solo la sera) di luglio (le alternative sarebbero state poche, giugno, agosto o settembre) quando decidiamo di far visita.
All’entrata, tra le poche persone, ci accoglie una gentilissima ragazza responsabile/guida/portiere/manutentrice, insomma una tuttofare addetta alla nostra opera. Ci invita a salire lungo una piccola scala a chiocciola a senso unico alternato per raggiungere i piani superiori dove risiede una storica collezione di conchiglie. Fatti i primi gradini si scorgono i primi cimeli, che voi penserete siano le conch
iglie, ma invece sono le vecchie teche che le contengono. Superato l’effetto retrò ci catalizziamo sulle pregiate conchiglie leggendo poi i corrispondenti fogli illustrativi dove viene descritta ogni loro caratteristica, informazione e curiosità.
I piani superiori si ripetono nella tipologia, anche se chiaramente le conchiglie cambiano, fino ad arrivare poco dopo all’ultimo piano dove ci attende una fantastica sorpresa: laggiù nell’angolo, appoggiato miseramente su di un mobiletto, giace un grosso guscio di testuggine abbandonato a se stesso con più nulla da proteggere e nulla che lo protegga.
Al termine del nostro “vertical tour” andiamo dalla responsabile per porgerle qualche domanda in merito all’uso, al funzionamento ed alla manutenzione della struttura. Con molta disponibilità inizia a parlarci del suo ruolo: unica dipendente, laureanda in beni culturali ed ex servizio civile, auto-informatasi sui gusci di mare dei quali poi racconta ogni peculiarità alla gente che le fa visita, ricopre quel ruolo dall’anno passato nel corso del quale si è prodigata al conto persona per persona dei visitatori giungendo a contare cinquemila presenze in tutto il 2007, ed ottocento per il solo mese di giugno dell’anno in corso.
Durante il nostro colloquio possiamo ammirare una mostra temporanea di quadri presente al piano terreno, ma anche un’estesa chiazza nel soffitto che rende il luogo
ancora più vecchio di quello che già è. Sistemarla non sarebbe impossibile ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Infatti quello che abbiamo potuto notare è la scarsa manutenzione dell’oggettistica e la non curanza dei particolari, lo stato di conservazione stabilizzatosi a venti o trent’anni fa. Questo fatto può non essere sbagliato se valutato in un’ottica di una generale non curanza della cultura a livello comunale, ma se la si vorrebbe incentivare sicuramente qualcosa in più andrebbe fatto.
Ci siamo chiesti se questo generale disinteresse dipenda da noi stessi, e qui inserisco tutti i cittadini, oppure da un mancato stimolo da parte di chi invece qualcosa che potrebbe fare non fa. La risposta non è semplice ed unica, ma certamente un passo in avanti si può sempre fare. Un grosso passo che possa portare al binomio Bellaria Igea Marina - cultura, rimasto assente in tutti questi anni.
a cura di Marco della Croce ed Edoardo Erroi
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